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Erano come noi

Ragazzi, non eroi, che non rinunciarono alla chiamata

di Margherita Mazzarella

"Noi non saremo mai come voi": questo dicono i giovani d'oggi, quelli che frequentano le scuole superiori per capirsi, e hanno la fortuna di scambiare due chiacchiere con chi ha vissuto gli anni della resistenza da protagonista, ed oggi, anziano, ha ancora voglia di raccontarli, e viene ospitato per un paio d'ore nell'aula magna dell'istituto.

E sbagliano, a pensarla così. Perchè non è affatto vero che i ragazzi di oggi non possono essere come quelli dei 1943, '44 e '45: tutto sta nel capire come, e soprattutto perchè quei ragazzi, oggi nonni o bisnonni, scelsero di resistere. Salire in montagna fu una scelta istintiva, un desiderio, a volte una necessità... ma non fu un atto eroico. C'era ben poco di eroico in quello che subivano, ogni giorno, quei ragazzi.

Lo spiega bene Marco Rovelli, nel libro (poi recital) "Eravamo come voi", nato proprio dalle riflessioni raccolte lavorando coi ragazzi delle scuole e le loro reazioni di fronte alle storie della resistenza.

“Ho deciso di realizzare questo libro proprio partendo dalle osservazioni dei giovanissimi - ha detto Rovelli - che vedevano i partigiani come degli eroi, senza sapere che non furono affatto eroi, ma soltanto ragazzi proprio come loro, forse più deboli anche, che non seppero rinunciare alla chiamata che avrebbe potuto portarli alla libertà. Tutto qui. Questo spettacolo, un recital delle storie raccontate nel libro alternate alla musica, riesce ad intramare le due forme comunicative, musica e parole, e a raccontare così storie di ragazzi partigiani ben lontani dall'essere degli eroi”.

 

Venti mesi di Resistenza, venti mesi in cui si è perso lo spessore umano di ciascuno di quei giovani, giovanissimi, ma la certezza che anche oggi se si vuole si può resistere, per essere oggi come ieri furono loro.

Proprietà dell'articolo
creato:martedì 28 luglio 2015
modificato:martedì 28 luglio 2015