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Black Bloc. Perché?

Una domanda che genera domande.

di Margherita Mazzarella

Un monologo per parlare di contestazione e del modo in cui essa si manifesta ai nostri giorni, nelle sue forme più difficili e intrecciate a svariate motivazioni, che cambiano in base ai motivi delle stesse, ma anche e soprattutto in base ai protagonisti che le realizzano, tutti esseri umani dotati di un carattere, un pensiero, mille emozioni. Quelle emozioni che mai nessuno considera nel leggerla, una contestazione. Chi contesta o ha ragione o sbaglia. Tutti lo dicono. Tutti i giornali lo scrivono. E tutti sbagliano.

I metodi di lotta nascono dai pensieri sì, spesso dalle ideologie politiche, ma prima di avere un marchio o un colore addosso, sono la voce di uomini e donne che forse non hanno trovato modi diversi da quelli usati per esprimersi, e di far passare il loro "messaggio".

Il black bloc è uno di questi, l'attore Giulio Maroncelli lo spiega benissimo: non si tratta infatti di una caratterizzazione politica, come troppo spesso si pensa, ma di un metodo di manifestazione; viene poi utilizzato dai gruppi politici che fanno parte dell'area antagonista, anarchica, non istituzionale, è vero, ma fa parte di una precisa strategia, che vede nella distruzione dei simboli del capitalismo l'unica strada possibile per cambiare il mondo.

La strada in questione parte da lontano, dato che idealmente le persone che appartengono a questi mondi sentono di essere gli eredi dei partigiani che 70 anni fa hanno combattuto contro il nazifascismo, anche facendo uso di violenza, perchè è in nome di qualcosa in cui credono, è una lotta per una causa, sempre una buona causa: i diritti dei lavoratori, quelli dei migranti, quelli delle donne... molto più di un fumogeno. E se di solito tutti si preoccupano di capire quelli che sono i disagi e i danni subiti da chi suo malgrado subisce queste iniziative, qui si analizza la situazione dal punto di vista di chi la contestazione la porta avanti con le sue ragioni forti.

Un nuovo punto di vista al termine della performance? No. Anzi. Nessuna risposta, nessun giudizio... ma anzi il sorgere di nuove domande, quelle che nascono dal vissuto di ciascuno.

“Non posso essere io a dare risposte al mio pubblico - ha detto il regista Riccardo Ricciardi - perchè io sono una persona diversa da qualsiasi altra”. Allo spettatore di "Black bloc" succede dunque quello che mai succede al lettore del quotidiano o a chi parla al bar il giorno dopo un sit in: non accetta né emette sentenze, ma riflette.

Proprietà dell'articolo
creato:martedì 28 luglio 2015
modificato:martedì 28 luglio 2015