| More

Un "Bella ciao" sulle orme del concerto di Spoleto

Una precisione quasi filologica, con una rivisitazione armonica ed esecutiva

di Margherita Mazzarella
Comincia senza presentazioni e senza introduzioni, il concerto "Bella ciao", che prende il via in penombra, nella splendida cornice del giardino di Villa Schiff a Montignoso, con un audio di pochi secondi che rievoca un momento storico del mondo del lavoro apuano: la lizzatura.
Gli artisti che salgono silenziosamente e informalmente sul palco, su cui si staglia il rosso delle lunghe gonne e degli scialli delle tre cantanti. Poi la musica, dal vivo, per un'ora e mezza quasi ininterrotta. Primo brano della performance non poteva essere che "Bella ciao", che titola la serata e ne riassume la valenza storica e artistica, reiterpretato dalle voci di Lucilla Galeazzi, Elena Ledda e Ginevra di Marco, Andrea Salvatori, Alessio Lega (voce e chitarra) e Gigi Biolcati (voce e percussioni).
Cominciare come cominciò il concerto di Spoleto, e ripercorrerlo tutto con una precisione quasi filologica: una scelta artistica importante. La presentazione del direttore musicale Riccardo Tesi (organetto) arriva dopo qualche brano: quello che stanno facendo sulla scena è un omaggio al concerto del 1964, l'atto di nascita del folk revival italiano, ma anche l'evento simbolo di un'epoca, che dopo oltre 50 anni torna a vivere, se mai ha smesso di farlo nella coscienza di chi in quei brani musicali ci ha creduto.
Tutti testi tradizionali, rivisitati dal punto di vita armonico ed esecutivo, capaci di presentarsi in una veste nuova grazie alla polifonia e ai canoni tra le voci, ma tutte melodie conosciute, riprese dalla tradizione di chi, in quegli anni, voleva dare alla musica il ruolo di voce delle classi subalterne, che avevano tanto da dire sulla vesecutivaita, sulla società e soprattutto sul mondo del lavoro.
Donne e uomini costretti a condizioni di lavoro inaccettabili nelle risaie, altri che partono alla volta dell'America in cerca di fortuna, altri ancora stanchi dell'attività di filatori: questi gli argomenti e i protagonisti di un concerto che ha conservato la sua capacità comunicativa ed ha anzi acquistato importanza nel mondo contemporaneo, tanto democratico quanto pieno di difficoltà. Il tutto raccontato con note e parole: musica popolare e canto sociale, per ribadire l'aderenza ai principi di libertà e giustizia. Un grande successo di pubblico, soprattutto perchè si parla di un pubblico vario e misto, che con poche eccezioni canticchiava le canzoni suonate sul palco.
Proprietà dell'articolo
creato:lunedì 27 luglio 2015
modificato:lunedì 27 luglio 2015