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"Wich side you are on" chiude la trilogia dei Semi Cattivi

Intervista al regista Franco Rossi poco prima di andare in scena

di Margherita Mazzarella

La terza del ultima parte di una triade di spettacoli firmati "Semi cattivi" di scena all'ex ospedale San Giacomo di Carrara.
Abbiamo intervistato il regista massese Franco Rossi, per capire meglio cosa aspettarsi da questo racconto.

Come questa performance aderisce al tema della resistenza?
Lo spettacolo parla di resistenza perchè Felix, il protagonista della storia, è  un resistente. A modo suo. Quello che davvero c’interessava indagare è l’ umanità, che ognuno di noi dovrebbe avere e preservare, vista come forza per resistere, unica forza capace d’inceppare quei meccanismi di potere che via, via, si formano nelle società ma anche e soprattutto nelle comunità ristrette come i luoghi di lavoro.

Felix è un personaggio come tanti, un po’ menefreghista e ignorante, senza velleità rivoluzionarie, un giovane ex tossico, sospetto, ai margini, un elemento che oggi verrebbe catalogato come ambiguo, ma forse proprio per questo molto più puro nelle risposte e nelle reazioni alle continue ingiustizie e imposizioni che la vita gli propone, perché resistere spesso non è un atteggiamento dettato da una scelta a priori, ma è un impulso, un moto dell’animo. Which side are you on? è il racconto comune a molti giovani italiani travolti dall’arrivo degli anni ottanta con le nuove parole d’ordine: velocità, carriera, denaro; con i nuovi modelli: rampantismo, self made man… Felix che, come altri, sente crescere attorno a sé un sentimento di artificiosa positività, una frenesia del far carriera, di far denaro e di spenderlo subito, si rende conto che il paese sta cambiando, che sta muovendo verso una direzione a lui sconosciuta, e la domanda “Da che parte stai?” diventa necessaria per capire, per contarsi, per resistere a un flusso che sembra inarrestabile, per opporsi ad una specie di ubriacamento collettivo, farcito da slogan come il tutto e subito. Negli anni ottanta (grazie ai modelli continuamente sdoganati dai media) si ha a che fare con un cambiamento epocale, un cambiamento in grado di modificare i pensieri, le aspirazioni, i miti e gli ideali degli italiani. È l’inizio di un eterno “presente”, un cambiamento che gradualmente ci porterà alla situazione di oggi, alle bolle finanziarie e a tutto il resto e da cui si doveva uscire proprio come ne siamo usciti: in maniera traumatica, rendendoci conto di essere molto più poveri di quello che pensavamo, di essere molto più bisognosi gli uni degli altri e soprattutto di aver bisogno ancora della sapienza umana, è stato uno sbaglio epocale di cui sopportiamo le conseguenze ancora adesso, ai giorni nostri.

 

Questo spettacolo fa parte di una triade, e questa ne è l'ultima parte. E' possibile capire il messaggio che sta dietro l'intera vicenda anche senza aver seguito tutto dall'inizio?
Which side you are on? è la continuazione delle parti precedenti, esatto: la vita di Felix è raccontata in tre periodi successivi della sua esistenza; questo è il terzo e ultimo, si va quindi nel primo episodio dalla fine del sessanta agli inizi del settanta, nel secondo dalla fine del settanta agli inizi dell’ottanta e in questo si va verso la fine degli anni ottanta. Attraverso i tre episodi e i tre periodi abbiamo avuto modo di raccontare uno spaccato d’Italia di quegli anni e di intravedere alcune tra le cause delle crisi culturali, sociali e economiche di oggi.

Se per messaggio s’intende una morale, non credo che un progetto artistico debba contenere quel genere di messaggio, credo che sia necessario che l’arte si fermi un attimo prima, cioè si limiti a presentare una visione, o uno spaccato di quella visione, con la materia o con le parole, e lasci a chi assiste la possibilità di farsi un’idea e di ragionarci un poco sopra; siamo affogati da drammaturgie e da opere poco visionarie e poco poetiche, molto spiegate, al limite della banalità, ok che la banalità rasserena, ma insomma lasciamo gli spettatori in sospeso, facciamo sì che siano ancora l’elemento che completa l’opera, altrimenti gli facciamo la bella lezioncina e tutti a casa.

Da sempre il vostro linguaggio è particolare, ed in modo particolare stimola il pubblico, specie quello giovane. In che senso?
Il linguaggio della nostra compagnia lo definirei un ibrido teatrale, è un intreccio di musica suonata dal vivo (un misto di elettronica e acustica) parole scandite con forza al microfono e video installazioni, infatti durante i nostri spettacoli si ha spesso l’impressione di assistere ad un concerto, è un linguaggio che ci appartiene e che nasce da un percorso lungo anni, una modalità che a volte crea momenti ad alta tensione ma attraverso la quale è facile dialogare con le nuove generazioni abituate a linguaggi non troppo convenzionali.

Questo spettacolo fa parte dei quattro che in questo calendario di lunatica prendono vita presso l'ex ospedale San Giacomo di Carrara. Una location nuova, un sito da poco divenuto realmente fruibile. Cosa ne pensate?
Conoscevamo già la location per avervi proiettato circa un anno fa, sempre in collaborazione col settore Cultura della Provincia di Massa Carrara, un video girato e dedicato ai quartieri popolari di Grazzano e Cafaggio; nell’occasione preparammo anche una performance proprio nello spazio dove andiamo in scena e che sta ospitando anche gli altri spettacoli del Lunatica Festival. È uno spazio molto suggestivo e ben organizzato, nel cuore del centro storico, uno spazio che andrebbe sfruttato ancora di più.

Proprietà dell'articolo
creato:mercoledì 29 luglio 2015
modificato:mercoledì 29 luglio 2015